Blog dedicato all’arte contemporanea, al riciclo creativo, alla scultura, all’arredamento, al design, alla fotografia e a tanto altro ancora, con un occhio di riguardo alle forme tonde che ci circondano quotidianamente.

Un Blog dove trovare cibo per la mente, carezze per l'anima, idee originali e non, spunti per la vita quotidiana, pensieri artistici, sogni ad occhi aperti, desideri comuni, creatività lontane e abbracci non dati.

Arte a 360°

venerdì 23 luglio 2010

Definizione di Dolcezza

dolcézza s. f. [der. di dolce1]. – 
1. Sapore dolce, gradevole al palato: la dolcezza dello zucchero, del miele, di un frutto; bevanda che ha la dolcezza del nettare.  
La qualità di cosa che diletti e accarezzi delicatamente gli altri sensi, che dia una piacevole sensazione all’orecchio, all’olfatto, al tatto, alla vista: dolcezza di un suono, di un profumo, di un tessuto; voce, accenti pieni di dolcezza; dolcezza di una tinta, di un accostamento di colori .  Di cosa che abbia linee regolari o sinuose: dolcezza di un contorno, di una curva, di lineamenti.  
  
«Amor che ne la mente mi ragiona» Cominciò elli allor sì dolcemente, Che la dolcezza ancor dentro mi suona .   Dante
                                       

Volete aggiungere qualcosa?

Fonte: Mgah

giovedì 22 luglio 2010

Dran

Dran è un giovane artista francese che utilizza vecchi imballaggi, in particolare la parte dove è riportata la nazione di origine del  pacco, per realizzare dei disegni  indiscutibilmente espliciti. Il sito è originalissimo , vi consiglio di andare a  sbirciare  dentro  il suo suo mondo in scatola...





Fonte: Dran

lunedì 19 luglio 2010

Kirby Sattler - American Indian Portraits

Proverbio del popolo Navajo
Quello che hai visto ricordalo perchè quello che non hai visto ritorna a volare nel vento.


 Standing I Fly
 
I am Crow
 

Return of Red Earth

Sees through fog

Shadow on the sun

The Messenger

Blue Fire

Coyote Rock

Per conoscere la storia dei Nativi Americani: 

domenica 18 luglio 2010

Solo lontano dagli occhi


Mi emoziona parlare di lui, per questo vi chiedo di non far molto caso alla forma perché stasera ho voglia di farmi trasportare solo dai ricordi e dalle emozioni.
 Probabilmente molti di voi non conoscono Andrea Parodi, forse alcuni pensano di averlo sentito nominare e altri, spero la maggior parte, lo ricordano insieme al suo gruppo i Tazenda, al fianco di Pierangelo Bertoli, sul palco di un lontano Sanremo’91, mentre cantava una splendida " Spunta la luna dal monte". 
Sono passati tanti anni da quando l'eco di quella magnifica canzone rese noi sardi , in un attimo, più vicini  ai milioni di italiani che vivevano oltre il mare.
L’amore sconfinato per la terra dove è nato, la Sardegna, lo ha reso interprete magistralmente di ogni piccola sfumatura del mare,dei passi nella notte isolana, del respiro della speranza, della distanza dal mondo, del coraggio delle mamme, l’ombra dei padri padroni, della brutalità dei banditi, il  suono del vento tra gli olivastri, della rabbia del mare d'inverno, della forza dell'amicizia, dell'atavica diffidenza … come nessun’altro avrebbe potuto fare.
Prima e dopo Sanremo, ha sempre  dato tutto se stesso per la musica entrando a pieno titolo a far parte del mondo degli artisti che del canto popolare,  fanno e hanno fatto,  la loro bandiera di stile, grazia e infinita semplicità.
Andrea Parodi è stato un artista importantissimo  per la Sardegna grazie alla grande capacità di riadattare, con immutato fascino, testi antichi e  morbide melodie, scritte ancor  prima nel nostro dna che su un foglio di carta.
Ha lasciato a tutti noi un patrimonio inestimabile.
Amico fraterno di tanti  grandi artisti , era amato e stimato per il coraggio, l'orgoglio e l'infinita passione che trapelava da ogni singolo brano, una sola parola e il senso di appartenenza alla sua adorata terra si tramutava in musica.
 Se il cancro non l'avesse portato via quattro anni fa, oggi Andrea avrebbe compiuto 55 anni.
Ho voluto parlarvi un po' di lui per prepararvi al video che segue.
Spero con tutto il cuore ma veramente con tutto il cuore, che lo vediate dall'inizio alla fine senza perdervi d'animo davanti alla lingua, immergetevi nel suo sguardo e nei suoi gesti e sono certa che alla fine vi sentirete profondamente tristi ma migliori,  nuovamente consapevoli che la vita è un grande grande dono.
Quello che vedrete è il suo ultimo concerto che si è tenuto a Cagliari il 22 settembre 2006 esattamente 22 giorni prima della sua morte; scelse di salutare il suo pubblico, gli amici, la famiglia e l'amatissima moglie, così come aveva sempre fatto. Cantando. 
La moglie  Valentina, la donna che aveva sempre sognato, finalmente era arrivata  a riempirgli la vita e a renderlo presto padre, la potrete vedere ad un certo punto del video e alla fine quando si riunirà al marito.  Andrea ha cantato la sua ultima canzone cercando spesso lo sguardo della moglie ,due occhi immensi sembrano volerle  chiedere scusa per non essere riuscito a sconfiggere la malattia e non poter stare con lei, ancora, per sempre. 
L’amore puro, forte e tenace, gli illumina  più che mai il viso e per un attimo si ha la sensazione che la morte faccia un passo indietro davanti all’amore.
Il brano si intitola “No potho reposare” tradotto “Non posso riposare”; mai come in questo caso ,il titolo e il testo, hanno avuto un significato così profondo ed assoluto. Il “ non posso riposare” che Andrea canta è un grido. Non può riposare  perché non vorrebbe riposare ma tutto ormai è scritto e ne è consapevole.
La tenerezza di questo momento e  il senso d’impotenza che inevitabilmente si prova, sono niente  davanti all’umanità, la dolcezza, l’immensa umiltà e l’infinita grazia che precedono il suo:”Arrivederci”.

Ecco il testo tradotto, vi consiglio di leggerlo prima di guardare il video.
  
Non posso riposare

Non posso riposare, amore e cuore,
sto pensando a te ogni momento.
Non essere triste gioiello d'oro,
né in dispiacere o in pensiero.
Ti assicuro che bramo solo te,
che t'amo forte t'amo, t'amo, t'amo.
Amore mio, gioiello da stimare,
il mio affetto a te solo e' dato;
se avessi avuto le ali per volare,
mille volte all'ora avrei volato;
per venire almeno a salutarti,
o solamente per vederti.
Se mi fosse possibile d'angelo
di spirito invisibile prenderei
le forme; ruberei dal cielo
il sole e le stelle e formerei
un mondo bellissimo per te,
per poter dispensare ogni bene.


venerdì 16 luglio 2010

giovedì 15 luglio 2010

"El pueblo unido jamas sera vencido" - Inti Illimani

 La dedico a tutti quelli che possono sentirla e non solo ascoltarla.

Terry Border - Bent Objects

 Banana Peels
Colored Only
Burning
Daddy Long Legs
Deflowered
To Mother
Gum Scraping
Message in a bottle
Oxo Party Invite
Parsnip
Peanut Amlet
Raisin
Vienna
Mary - Jesus - Joseph
     
  Fonte: Bent Objects

martedì 13 luglio 2010

La sindrome di Heidi

Sono stata tre giorni in Val Pusteria, in Alto Adige, alla ricerca spasmodica di un po' di refrigerio, serenità e passeggiate romantiche. La valle si è riconfermata INCANTEVOLE e l'esperienza nel campeggio con gli Chalet è stata piacevolissima, insomma, bellissimi ricordi... escludendo  le tedesche che facevano la sauna tutte gnude con il - gattone delle dolomiti- in bellavista!

Campeggio
Lago di Antholz
... quasi sera
...la vita dal mio punto di vista

La leggenda del Lago di Antholz
C'era una volta un contadino tanto avaro che avrebbe preferito non dar da mangiare nemmeno a sua moglie.
Questo contadino abitava in un bel mase in fondo alla Valle di Anterselva. Ma un giorno, all'imbrunire, mentre il contadino stava cenanado tranquillamente, qualcuno bussò alla sua porta. Era un mendicante che aveva percorso un sentiero faticoso e sassoso del passo Stalle / Staller Stattel ed ora chiedeva un posto per dormire e qualcosa da mangiare e da bere. 
Si rivolse al contadino, che gli aprì la porta, con tono gentile e dimesso ma quest'ultimo non si lasciò intenerire. Diede al mendicante solo un bicchiere d'acqua, lodandone la qualità, poi lo cacciò via.
Il poveretto, benchè stanco morto dovette rimettersi in cammino per raggiungere il fondo valle ancora lontano.
Ma prima di uscire dalla proprietà del contadino gli gridò: " vedrai che verrà brutto tempo  e pioverà e la pioggia scenderà così abbondante che ne avrai abbastanza per tutta la vita!".
Il contadino non si preoccupò minimamente della maledizione lanciatagli dal mendicante.
Ma dalla fontana incominciò a zampillare un po' più acqua del solito, e il giorno dopo ancora di più. Infine l'acqua cominciò ad uscire dalla fontana, il cielo si oscurò, i fulmini caddero sulla valle e i tuoni rimbombarono dalle pareti del Croda Rossa a Collalto, tanto che il contadino non riusciva a sentire nemmeno le sue stesse parole. Il terzo giorno dalle pendici si staccarono enormi masse di terra che sbarrarono la valle proprio sotto il maso. Siccome il torrente si era ingrossato a causa delle piogge copiose e dalla fontana sgorgava ininterrottamente acqua, si formò nel giro di poche ore un lago, che inondò e sommerse il lago dell'avaro contadino, arrivando ad una profondità di quasi 40 metri.
Così secondo la leggenda, nacque il Lago di Antholz - Anterselva. 

 E' ora di tornare a casa ...

giovedì 8 luglio 2010

Giovanni Scafuro - Handesign


 A chi non piace il brodo
Coltello del masochista
 Snodo
 Pennino da caffè
Rebboribelle
     
Inverno
Altalena
Arancio
Deserto

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